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21 mag 2011

Questo è il mio lavoro, qualunque nome esso abbia!


19/05/2011

E' successa una cosa bellissima oggi, mia madre mi ha portato un DVD realizzato da un filmino fatto da loro anni fa, l'avevo visto forse un paio di volte, a non più di sei, sette anni. Non avevo mai pensato di digitalizzarlo in dvd, del resto io non ho mai usato i dvd video....non ho mai sopportato un suporto non riscrivibile.
E' stato emozionante vedermi a 2 anni in una pineta di girasoli....era periodo di comunioni, forse maggio

Il film devo ancora trovare il tempo e il coraggio di affrontarlo per mezz'ora :-) come mio padre credo che non l'ha visto, mentre mia madre ha aperto per la prima volta il dvd del computer per vederlo (si impara ciò che si ama)...

Immagini dopo ho visto, ma anche nei miei ricordi, in piazza San Marco, un dejavù del 3 luglio del Festival dell'Innovazione, e tra Leoni e cuspidi, ho notato in quei pochi frammenti di visione del film questo particolare sopra le cuspidi...non so ma a me piace pensare che siano nodi, reti, grafi ....che quell'immagine sia stata il seme (o il meme) del Peeripato, a voi la scelta.


Ed infine mamma, è la prima volta che ti chiamo così in pubblico, ho fatto uno screenshot "selavaggio" al volo di te che mangiavi un gelato, non so se te l'ho mai regalato,anzi forse non ti ho mai regalato davvero nessun oggetto, come con Critical City, ho aspettato tanto tempo prima di farti un regalo, a te e alle tue mani di sarta che cerco di baciare ogni volta che conosco o saluto una persona che sento speciale, che hanno fatto i primi sacchettini di missione girasole, colorati, arancioni, perfetti solo tu li potevi fare, come la lasagna della madre di Philo, che ci stavo chattando poco fa su skype ....parlando di destino e freestyle su di esso come replicavo io.

Dicevo, ho aspettato una vita prima di farti un regalo, e volevo che fosse davvero all'altezza della vita che mi hai saputo regalare quando dopo esserti ammalata di tifo mentre eri incinta di me, sei scappata poco prima di entrare in quella stanza, hai seguito il tuo istinto di madre, hai avuto il coraggio di conservare quel seme nonostante luminari e professori, avessero diagnosticato un figlio sicuramente con handicap gravi o autistico o peggio ancora.
Non so se hai avuto ragione di loro, ma sicuramente tutto quello che ho cercato di fare in questi anni è meritarmi di essere quel progetto, il tuo progetto, prendermene cura io stesso, ma soprattutto di donare quell'attimo di amore, quella scelta, quel bivio che tu hai scelto e per ringranziarti di quell'attimo di coraggio e amore, cerco di ripeterlo nel gesto di intuito, di amore, di collaborazione che al volo cerco di donare, sapendo che non sarà mai pari al tuo, la mia è creatività la tua creazione.

Vale poco lo so, forse meno dei nostri sacchetti di carta, (non parlo dei tuoi che sono speciali) ma stiamo cercando con Fa-Bio e con tutta la banda dei coworker, dei peeripatetici tutti, di kublai e di altri ecosistemi collaborativi, di piantarne il più possibile e di prendercene cura tutti.
Questo gelato è per te.....


E perdonami mamma se le dico a tutti queste cose prima che a te, ma noi non abbiamo mai avuto bisogno di parole e gesti per interagire....
E grazie anche a te papà, che hai fatto una foto che ora è un casino trasferire da questa macchinetta digitale, per via di cavetti miniusb introvabili, mentre sono davanti allo fermoimmagine dello screenshot con me sul prato, accosciato e con la mano di mamma con un sacchetto in mano, non l'ho ancora scaricata questa foto, vediamo se qualcuno al coworking (è sceso proprio oggi Andrea, per riportare sua madrea a Taranto, e  che collabora in FooTour, e in tutti  progetti quelli più complessi, perchè è lui il web architect dei framework, quello bravo...io non programmo, sbaglierei troppe volte e mi ridurrei ancora di più la vista, non faccio siti, o meglio preferisco lavorare su altri siti (storici e culturali).
Tutti pensano che io sia un tecnico, informatico, ma sono anni che non ho la tv e non la guardo, non ho mai avuto il dvd, e se non fosse stata forse per una interazione esterna, forse dal Progetto Memoria di Recidivi, notare che il primo nome del Peeripato è proprio cinemarecicivi dove recicivi stava per recidivi appunto. Una maestra rigorosa forse avrebbe fatto cancellare quel progetto aperto in quel modo, chissà magari riproverando quel bambino, mandandandolo dietro la lavagna...e forse e dico forse, quel bambino non avrebbe riaperto quel forum progettuale, o forse l'avrebbe aperto ma spaventato di sbagliare, di fare errori di provare, e tutte l'evoluzioni di questo forum progettuale non ci sarebbero stati.
E questo è per voi Mimmo & co. del borgo antico di Taranto, perchè vi meritate questo progetto, o la sua evoluzione, non dico la sua visione, quella l'ho copiata da voi, ma non diciamolo alle maestre che ci metterebbero come fanno sempre dietro la lavagna.
Quella stessa da cui mi affacciavo alle elementari per vedere il terzo piano di casa mia, ora occupata dai servizi sociali di Taranto, che devono prestare cura a quegli stessi bambini del borgo.
Cercate di meritarvelo ora




Elimina
Non sono stato nei tempi rispettati che fate l'accettate lo stesso questo compito? :-)
Questa foto è corale, l'ha posizionata mio padre, ha scattato quando si sentiva, io mi sono messo accosciato e avevo trovato lo screenshot di me a 2 anni tra i girasoli e due damigelle bianche, in una pineta, mia madre ha preso giustamente il suo sacchetto, io poi le ho chiesto di abbracciarmi, poi lei ha aggiunto il bigliettino coi semi di girasole, mio padre come sempre a brontolare, ma stavolta il Presto! ci stava tutto...
Se ci sono riusciti i Giacovelli-Santoro ci possono riusicre tutti!

Mi cola il naso e non me ne vergogno, perchè sono felice di poter giocare con Belloluogo...

13 mar 2011

La forza di continuare a sognare...


   13/03/2011


Il countdown era partito 3 mesi fa in questo post, abbiamo deciso di fermarlo e continuare a "combattere" ma non solo per realizzare i nostri "sogni-progettuali", ma per farlo insieme a tutto l'ecosistema della creatività solidale in Italia, che è fragile ed in pericolo, per cui continueremo a "stare in trincea", ma con la consapevolezza di non essere soli a vivere queste difficoltà e di non essere più soli.




Torno a scrivere sul blog dopo un periodo di assenza di un mese e più, in realtà è stato un periodo densissimo di impegni, idee, progetti, novità, che presto comunicherò sul blog, ma esco nuovamente con un post molto importante e sentito per farlo su una discussione discussione sul futuro di Kublai, in realtà è come se fosse un deja vù dell' ultimatum che ho attivato 3 mesi fa, in cui mi sono sentito solo e abbandonato coi miei progetti, dove tutto era ostile, avverso, ostacoli e difficoltà che non ero più disposto a sopportare allora insieme a Jo kino (Giovanni D'Aloia), abbiamo deciso di darci un ultimatum in cui o saremmo riusciti ad uscire dall'impasse progettuale oppure avremmo chiuso con la "morte nel cuore" i nostri progetti.

Sono stati tre mesi intensissimi, in cui ho sentito (e credo anche Giovanni), tanta energia e tanto calore, da parte della community di Kublai, sono emerse idee, progetti, sto attivando anche uno spazio di coworking nella mia città, Taranto, praticamente con pochissimo investimento, abbiamo sentito anche sul territorio tanto interesse e tanto calore, ci mancavano sedie e ce le hanno portate, ci mancavano suppellettili e li abbiamo avuti, è davvero incredibile tutto quello che sta succedendo.

Tutto questo ora si sta riproponendo in Kublai, e spero vivamente che quello che sta avvenendo con l'ultimatum (che ora bloccherò, perchè sento il dovere morale nei confronti di tutto il calore ed energia ricevuta, nei confronti della fiducia riposta di continuare e "chiudere i progetti" semanticamente assumerà un altro significato, cioè chiudere=realizzarli, possa riproporsi ora in Kublai e avere slancio e nuova linfa per ridisegnarsi.

Il post di Alberto lo sento un pò come il mio ultimatum, e tutte queste proposte, a partire da Augusto e di tutta la community, sono quella dimostrazione di calore ed affetto verso un progetto che si sente in pericolo, e spesso solo quando senti di poter perdere qualcosa ti rendi davvero conto di quanto questa sia importante per te.

La mappa di una possibile peer-Kublai (ingrandisci qui
Ho provato un pò  a mappare alcuni concetti ed intuizioni che stanno emergendo dalla discussione, mutuandone alcune dall'idea del Peeripato che ho presentato qui, è una mappa in evoluzione, non scende in dettaglio, ma ancora in maniera caotica e intuitiva cerca di connettere un pò i vari concetti sparsi che sono giunti fino ad ora, non so se il risultato sia decente, ma la posto comunque...

Possibile sistema di microfunding:
 Inoltre sempre per affrontare l' "emergenza" della chiusura dei miei progetti, 2 mesi fa ho ideato un possibile modello di microfinanziamento indiretto di un'ecosistema di progetti territoriali, basato su pubblicità geolocalizzata (ed etica).
Ho inviato ad alcuni di voi una prima bozza del documento progettuale, abbiamo individuato 45-50 giorni/uomo di sviluppo, del prototipo di servizio, una risorsa già la disponiamo, ne stiamo individuando una seconda, ma mi piacerebbe che dalla community di kublai ci fossero alcuni tester-sviluppatori dei moduli, che ovviamente saranno candidati ad essere i primi beneficiari delle eventuali revenue che questo sistema dovrebbe poter generare.

Il 50% delle intere revenue sarà redistribuito tra tutti i progetti territoriali considerati (che potranno provenire dalla community di Kublai), mentre il restante 50% sarà suddiviso in parti uguali tra l'ecosistema delle community e blog ospitanti l'iniziativa e lo sviluppo della stessa (sviluppo della piattaforma, mantenimento e processi consulenziali).


Chi fosse interessato invece alla proposta Adora può richiedermi il link per esprimere feedback.

Mi auguro di cuore, che sistemi del genere, così elementari e solidali possano contribuire a trasformare il valore relazionale in valore progettuale e di piccolo sostegno economico alle fasi di prototipazione di idee progettuali, nel valore di 5000 euro, che è il modello adottato da Kublai nei KublaiCamp per i progetti vincitori; con Adora tutti i progetti meritevoli di attenzione, possono essere loro stessi artefici del proprio destino, almeno per questa piccola tranche da utilizzare nella fase di prototipazione del servizio.

Che ne dite, può funzionare? ......

Ps: il countdown sarebbe scaduto il 21 Marzo, il giorno in cui inizia la Primavera, una stagione carica di energia, di rinascita, di nuovo e tutti sappiamo di quanto "nuovo", quanto novità, nuovi modi di vedere, di fare le cose ci sia bisogno.

20 gen 2011

-59 Anche il microcredito fa spallucce......


20/01/2011

Alcuni giorni fa ho provato a contattare telefonicamente la società Per Micro, che si occupa di microcredito sociale, che opera come micro venture capitalist nei confronti di chi abbia progetti in particolare a carattere sociale.
Mi ha risposto una operatrice sicura, precisa e rapida.

La chiamata è stata grosso modo, un seguirsi di presentazioni, "Buonasera siamo Permicro in cosa possisamo esserLe utile"?, "Buonasera sono Walter Giacovelli" chiamo perchè sarei interessato a una delle vostre forme di credito a progetti a carattere sociale.
"Lei da dove chiama?", "Da Taranto in Puglia"...silenzio 3 secondi...mmmh nmmmhh "Mi spiace ma il servizio non è ancora coperto nel Suo territorio"....

Allora io colgo la palla al balzo dicendo, bene potrebbe essere un'ottima occasione per introdurlo in Puglia, conosco amici e persone che collaborano anche col nostro progetto esperte di fundraising e di credito sociale, potrebbero essere degli advisor per la Vostra espansione...

"mmmmmmhhhmmhh si in effetti, ci invii un'email Le faremo sapere....."

L'email l'ho mandata 5 giorni fa, ma ancora non ho avuto risposta, credo che non siano interessati quindi ad espandere il servizio in Puglia :-(

Per fortuna che poi 3 giorni dopo ho avuto un'idea di fundraising, adesso la svilupperò, sono sempre più convinto che le soluzioni me le devo creare da me in questo stato di cose...





11 gen 2011

Sull'emergenza rifiuti, la risposta è ..Rifiutiamo questo Sistema..

11/01/2011





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Taranto rappresenta come il sistema capitalistico in Europa (e conseguentemente a livello internazionale) sia arrivato ormai al collasso, ha creato debito con prodotti finanziari (Boc e swap che le banche hanno concesso al Comune, ben consapevoli che avrebbero indebitato ulteriormente le casse comunali), questo è stato funzionale per costringere a svendere altre porzioni di territorio e aggredire le risorse naturali, non rispetta nemmeno le stesse regole che si è dato, si concede libertà di inquinare, degenera il lavoro a mobilità e disoccupazione, ma a queste emergenze continue (occupazione, ambiente, salute) si contrappone una società che sta Emergendo!

- Si sta formando un'intelligenza collettiva in grado di scambiarsi informazioni, accedere a a dati, in grado di elaborare analisi, si percepisce senza futuro e pensa di  avere come unica possibilità quello di costruirselo, sia con la lotta, impedendo o rallentando il processo di aggressione, verso il lavoro, le risorse pubbliche e  naturali del territorio che viene mercificato e diviene funzionale al processo di accumulazione capitalistica sempre più in affanno; sia autorganizzandosi a livello sociale ed economico, elaborando proposte per ridisegnare una società diversa, consapevoli che in un Villaggio Globale interconnesso, le soluzioni locali devono essere messe in rete e collegate con altre realtà affini in Italia e all'estero.

Taranto rappresenta uno dei punti di massima espressione dell'aggressività del sistema capitalistico avanzato in Occidente, che ha vissuto per anni una rendita di posizione legata a risorse materiali e finanziarie estorte ai 3/4 del pianeta.
La concentrazione di interessi nazionali e internazionali su Taranto è spaventosa:
Interessi geostrategici militari, produzione e passaggio di imponenti gasdotti, raffinerie di petrolio, produzione di acciaio, di energia, grandi impianti fotovoltaici disseminati nel territorio e senza alcun vincolo ambientale, piastra logistica intermodale delle merci provenienti dal Sud Est asiatico per l'Europa, cave ancora attive ed operanti che diventano discariche finito il loro ciclo, per accogliere le merci che arriveranno nelle piastre logistiche che si trasformeranno in rifiuti anch'essi finito il loro ciclo.

I processi di delocalizzazione, resi possibili dall'invenzione del microprocessore negli anni '70 hanno allungato il ciclo di vita di questo sistema, ma non ne hanno eliminato le sue contraddizioni, sia in termini di accumulazione dei profitti, sia in termini di attacco alle condizioni del lavoro che è diventato sempre più precario quì e nei luoghi dove è stato delocalizzato. Il lavoratore è praticamente tenuto in schiavitù, riproponendo scenari di schiavismo che sono la peggiore condanna verso l'ipocrisia di chi legittima questo stato di cose.

Ma come avviene spesso in natura ad una forza si genera una forza uguale e contraria, per cui l'estrema delocalizzazione e parcellizzazione delle unità produttive e la mobilità della forza lavoro, sta facendo emergere nuove unità produttive autorganizzate, collegate in rete tra di loro, in grado di operare a livello territoriale ma con una consapevolezza globale e in rete, come è già avvenuto per il sistema operativo Linux e Wikipedia, sistemi nei quali l'intelligenza collettiva ha fatto emergere un modello organizzativo ed economico efficiente e funzionante, su scala internazionale.

Il prossimo passo sarà trasferire questa capacità organizzativa ed economica sul piano della produzione di servizi e beni per il territorio, in tante unità decentrate e interconnesse tra loro, in grado di produrre beni di prima necessità, beni di utilizzo e servizi secondo nuove logiche, secondo nuovi modelli di efficienza e resa sociale, inizialmente probabilmente con una visione localistica ma che interconnettendosi in rete con altre unità organizzative e produttive seguirà il modello già evidenziatosi con Linux e Wikipedia.

Allora noi a Taranto abbiamo un compito storico ed epocale probabilmente, 
O scegliere di  accettare di divenire  la manifestazione del punto più basso e selvaggio che il Sistema Capitalistico riserva al territorio e ai suoi abitanti, soprattutto lavoratori, precari, disoccupati e studenti, che sta intaccando Taranto ma poi passerà inevitabilmente ad altri territori nazionali ed internazionali che hanno condiviso la stessa sorte di indebitamento ed assenza di prospettive socio economiche.
E ne avremo tutti la responsabilità politica, sociale e storica!

O prendere atto con determinazione e coscienza dei processi in atto che colpiscono il nostro territorio e determinano la linea di sviluppo del nostro futuro, fermarli o quantomeno cercare di rallentarli e rendere sempre più difficile e costoso in termini economici questi tentativi subdoli e antisociali di imporre scellerate scelte socio-economiche ai danni del territorio e dei suoi abitanti.

Ed in parallelo organizzarsi in unità di produzione territoriale di beni e servizi, strettamente collegati e interconnessi col territorio, per come stanno emergendo a livello internazionale, in grado di operare sull'approvvigionamento dei prodotti di prima necessità direttamente dal territorio, questo per creare una risposta concreta alla Grande Distribuzione che condiziona e impone un certo modello di sviluppo.
Per cui è necessario anche avanzare sulle bonifiche, sulla produzione di forme di energia, ma in piccole unità produttive non impattanti col territorio, l'energia deve essere decentrata e distribuita e questo è già possibile ora e non controllata da pochi e grandi gruppi monopolistici.
I servizi devono poter creare interazioni socializzanti, trasformare molti di quelli che ora consideriamo merci o beni di proprietà in servizi per la collettività.


Partendo quindi dai rifiuti, cioè il ciclo finale di accumulazione delle merci nella società, per rimettere in discussione e ridisegnare non solo il servizio secondo un processo di Rifiuti Zero, ma in generale per contrastare un sistema economico che oramai è in grado di dare solo Futuro Zero.
Iniziare a ridisegnare processi sociali in merito a:
- Ciclo integrato dei rifiuti (Rifiuti zero) , partendo a valle dalla riprogettazione dell'erogazione dei servizi e dei beni, per arrivare nel giro di anni all'obiettivo di rifiuti zero, ovvero un rapporto armonico con le risorse del territorio e loro utilizzo più efficace e naturale.
- Energia, pulita ed in unità decentrate, nelle diverse forme già disponibili e che l'innovazione tecnologica apporterà.
- Agroalimentare, filiera corta e gruppi di acquisto solidale, che favoriscano e facilitino il processo di produzione di materie prime alimentari e loro distribuzione nel territorio mediante gruppi autorganizzati.
- Progettazione e autoproduzione di beni materiali e immateriali (servizi), forniti dal territorio per gli abitanti del territorio, in base alle evoluzioni tecnologiche in atto e sempre più economiche nei prossimi anni. Oltre all'allungamento del ciclo di vita delle merci prodotte mediante tecnologie aperte e condivise.
- Il trasporto in treno è un servizio (certamente migliorabile, da riprogettare per il territorio e col territorio), il trasporto collettivo in bus, tram, metro è migliorabile, da riprogettare anch'essi col territorio e per il territorio.
Ma è l'auto l'anello debole della catena, decenni di propaganda consumistica hanno portato soprattutto in Italia, a considerare l'auto come uno status symbol, un feticcio da adorare come un totem, mentre l'auto non è niente altro che un mezzo che eroga un servizio, di collegamento verso tratte distanti e difficilmente interconnesse da servizi pubblici.
Per cui il processo deve facilitare forme di car sharing e car pooling in cui nel primo caso l'auto diviene un servizio che possa essere ripartito per unità di tempo tra più utenti in maniera asincrona (in differenti momenti temporali) e in parallelo favorire il car pooling ovvero auto private che facciano tratte in comune condivise con più persone.

O invertiamo il processo da Taranto o il destino dell'Europa sarà stato già scritto a Taranto, stiamo proponendo le soluzioni per come emergono a livello internazionale e secondo processi autorganizzativi, se questo non verrà accettato o ascoltato è inevitabile che si sarà scelto uno scontro traumatico tra un Sistema economico che vuole avvantaggiare pochi gruppi di interesse e un sistema che mette in condivisione le risorse e fa emergere le migliori soluzioni a beneficio di tutta la comunità.

Non abbiamo che da perdere le nostre catene, per un territorio e una società 
di Produttori liberamente associati.

28 dic 2010

- 82 ...E mi sovviene un'idea per cambiare l'accesso al credito - diario di bordo

28/12/2010





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 Il post che segue, è parte di una discussione sul gruppo progettuale Fund For Culture in Kublai, sul quale ero già intervenuto postando una mappa concettuale per strutturare un possibile servizio complesso e articolato di crowdfunding, insieme al team di sviluppo, che ha aderito al Peeripato.
In questa discussione mi spingo a integrare in quella mappa, un ipotetico servizio di funding di prossimità legato a conti correnti associati a un progetto.
La discussione parte da questa considerazione qui.
La politica media su dei processi economici, per cui quello che vediamo sono l'effetto di processi economici che ne sono la causa, da riforme sull'istruzione, a riforme sul lavoro, allo smaltimento di rifiuti o altro nascondono interessi economici che cercano più o meno un consenso o la costruzione dello stesso mediante la politica, per cui è solo provocatorio pensare a una costruzione di consenso utilizzando denaro dal popolo vs denaro di chi detiene il "vapore" o gli interessi economici.

Se rimaniamo in tema di Funding, diciamo che il vero potere del funding e di quello che Alberto dice citando Shirky è la capacità di creare gruppi su internet..bene questa capacità si può e si deve tradurre in servizi mediati con alcune banche, capacità di spostare conti correnti verso quelle banche (crediti cooperativi, banche popolari, banche etiche, piattaforme di prestiti in peering, ecc) che permettano a fronte di capacità che ogni progettista ha di spostare conti correnti di amici e parenti su piattaforme che accettino di riservare e monetizzare questo servizio di advisoring a favore del progetto. Questo si tradurrebbe in un servizio di finanza e di credito di prossimità, in cui se credo nel progetto del mio amico mi  basta spostare il mio conto corrente verso l'istituto che si impegna a riconoscere una quota di "advisoring" al suo progetto anzichè al suo promotore finanziario.

In questo modo inizi a scardinare i meccanismi delle banche che finanziano solo il consumo e non chi vuole investire in progetti (spesso non associato a lavoro dipendente, del resto è ovvio che se vuoi realizzare un progetto non vuoi essere dipendente, quindi è un meccanismo perverso da cambiare). Le banche che accettano questo meccanismo avranno nuovi conti correnti e saranno un punto di riferimento nei confronti di processi aggregativi, etici e di progettualità legati a quei conti correnti.

I progettisti leva iniziale di questo meccanismo, con delle revenue al proprio progetto, legate alla capacità di spostare conti correnti su tali banche potranno iniziare a creare progettualità nuova, libera indipendente.
Queste nuove opportunità economiche e progettuali, si tradurranno in nuovi servizi, nuove logiche di affrontare i problemi sociali con servizi innovativi e la politica in genere deve prendere sempre atto delle innovazioni sociali in atto, anche quella corrotta!

20 dic 2010

- 90 Richiesta di accesso al credito da Bancoposte Spa - Diario di bordo

20/12/2010





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Avvertenza: questo racconto si basa su fatti reali, in ogni caso è la libera interpretazione di un cliente che ha chiesto un servizio, non può e non deve essere preso come valutazione economica e professionale di un servizio creditizio al cittadino.


Oggi mi sono recato presso la mia banca, Bancoposta, a cui 7 anni fa ho voluto dare fiducia, credendo nel loro piano di ammodernamento e ristrutturazione, una banca di prossimità legata al territorio, vicino alle esigenze dei giovani, non solo a quelle dei pensionati che come mia nonna di 93 anni si recano come un rito ogni mese a incassare la pensione.

Ho parlato con 2 responsabili dell'area commerciale, è stata la seconda volta in 7 anni, la prima era avvenuta per un cambio di residenza avvenuto in 3 anni di domiciliazione della posta, compresa quella relativa alle loro comunicazioni.

 Subito ho chiarito le mie esigenze, mi servono 30-35 mila euro per avviare una piattaforma web che sia al centro di vari progetti alcuni di questi già attivi, ed altri in attesa di implementazione.
Senza chiedere ulteriori informazioni su che genere di servizi erogassi e intendessi implementare mi sento chiedere se avessi dei garanti...a cui ho risposto, il prestito è per la mia ditta e garantisco io (non posso farlo con un rene, ma volendo ci si poteva mettere d'accordo!).

Evidentemente se non sei un lavoratore dipendente o pensionato, il Bancoposta necessita di garanti, se hai una ditta e non disponi di un contratto a tempo  indeterminato. Il punto è che il mondo è un tantino cambiato rispetto a quando venne istituito il credito da loro concesso, visto che ormai il 50% e più degli under 40 non dispone di un contratto a tempo indeterminato.

In ogni caso sollevo due dubbi, il primo è ma voi se un lavoratore è a tempo indeterminato vi accontate quindi della garanzia della sua azienda...cioè date per scontato che per un tempo X questa azienda vada bene, non licenzi, non metta in cassa integrazione o altro, cosa che non è realistica nella moderna economia (purtroppo!).

Seconda cosa, ammettiamo che venga l'imprenditore di successo dell'azienda X da voi, e vi dica, voglio un prestito, be chi è il suo garante?
Il suo reddito mi sento rispondere, ovvero lo stato di salute della sua Azienda.

In pratica  per erogare un prestito di media entità ad un libero professionista o imprenditore, si baserebbero sul gettito fiscale dell'azienda, ma immagino senza utilizzare sofisticati servizi di rating finanziario, quelli non vengono utilizzati nemmeno a volte per i grossi prestiti a grosse società, figuriamoci per un prestito di bassa entità diciamo sotto i 100 mila euro.
In pratica è un pò un fidarsi dei bilanci della società, senza poter in realtà verificare sia lo stato di esposizione reale e creditzio della stessa o eventuali debiti reali.....a questo punto mi chiedo si fidano di chi movimenta flussi di cassa e vedono solo i flussi senza la reale esposizione e non si fidano di chi ha idee, progetti, relazioni, asset intangibili, ma ha pochi flussi di cassa ma evidentemnete anche poche esposizioni debitorie.

Prima di congerdami ribadisco, sia per Poste Italiane che per Deutch Bank che è in realtà il vero ente creditizio che realizza crediti, che in quanto cliente affezionato da 7 anni, con i cui soldi depositati avranno generato interessi e profitti quindi, non mi sentivo soddisfatto dal loro servizio, che quindi a me e al 50% di under 40 in Italia come me non era utile e che fra una ventina di anni in cui in Italia i pensionati (eccetto mia nonna di 93 anni, fossero insomma trapassati), be il loro modello non avrebbe retto a lungo.

Gli faccio vedere col palmare al volo una piccola mappa, un sistema di crowdfunding che potrebbe colmare queste lacune appunto, un sistema di finanziamento relazionale, di amici e parenti a te prossimi che investono e credono nel tuo servizio, nel tuo progetto, che sarebbero disposti a concentrare i loro fondi in un deposito che possa aiutarti appunto e vicendevolmente farlo anche con loro.



Mi chiede uno dei supervisori, già ma che garanzie dareste? Intanto quella di condividere un'esperienza di progetto, sapere dove abita chi sto finanziando e lo "vado a trovare sotto casa", gli offro un caffè, posso lavorare con lui, realizzare già delle relazioni di valore, anzichè ora finanziare non so chi e non so cosa...
Mi guarda e mi dice mi hai fatto pensare a molte cose...

Già gli do gli auguri di buon anno, sapendo che non riceverò nemmeno un'agenda 2011quest'anno dal mio Bancoposta.

































16 dic 2010

-94 Giorni alla chiusura dei progetti - Diario di Bordo.

16/12/2010





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Tre giorni fa insieme a Giovanni D'Aloia aka Jo Kino, di Kinovan, abbiamo fatto partire questa iniziativa, abbiamo inserito un conto alla rovescia associato ai nostri progetti, segnava 97 giorni, dopo di che in questi 3 mesi se non fossimo riusciti a trovare finanziamento ai nostri progetti, li avremmo chiusi.

 Ho postato sul mio blog, che in genere non viene mai commentato da nessuno, come molte cose che scrivo, progetti compresi, non so mai se sono apprezzati, capite, lasciano stupore o altro.

Ma non ho mai cercato applausi e consensi per cui mi importa solo sapere che ci sia ascolto e comprensione.
Evidentemente ciò è avvenuto, al di là dei numerosi commenti ed attestati di stima e di aiuto che sono arrivati, sia nel blog che in privato, segno tangibile che questa narrativa (cliccate sul conto alla rovescia), in effetti tocca le corde di un sentire comune, nell'era della precarizzazione dove mai come ora si fa sentire forse più del medioevo la divisione sociale in classi. Chi lancia degli ultimatum di questo tipo, sfidando a uscire allo scoperto, amici, nemici, franchi tiratori, detrattori, alleati, simpatizzanti e lacchè, diventa nell'immaginario collettivo un moderno Don Chisciotte, ma qui non ci sono idealisti che hanno la testa fra le nuvole, il meccanismo si è inceppato, i processi di accumulazione a livello mondiale sono fermi, per cui gli idealisti sono coloro che pensano che il Sistema così come è possa reggere a lungo, ormai sta implodendo è chiaro.

Noi vogliamo solo provare ad andare in una direzione, processi che ottimizzano risorse, aprono nuove frontiere, vogliamo sperimentare, se sbaglieremo ne pagheremo le conseguenze ma sarà un danno indolore nella Società, ma se invece avremmo contribuito a ottimizzare le risorse, a facilitare processi collaborativi, forse e sottolineo forse, saremmo stati molto concreti e pragmatici, dialettici con i processi socio-economici in atto. Altri insieme a noi, dopo di noi, saranno più bravi a correggere il tiro, a completare questo processo complesso e delicato che rappresenta una sfida non solo in termini personali e piccolo borghesi, ma in termini di accesso alle risorse, loro condivisione e sui modelli organizzativi.

Ci metto la faccia e porto in prima persona questa che considero una battaglia, che non è personalistica e piccolo-borghese, pro domo mea,  se avessi voluto attivare una società, l'avrei fatto parecchio tempo fa, con escamotage, scambi di favore, e chissà in quali altri modi, in cui avrei messo a frutto la creatività per scopi e fini personalistici. Ma a chi avrebbe giovato? a me stesso e basta! Questo non mi importa, per cui ciò che mi sta veramente a cuore è individuare una strada, un percorso per cui persone che hanno idee, visioni, progetti, modi di organizzarsi condividendo risorse e idee, con la logica open source, possano avere la possibilità di realizzare questi processi, a maggior ragione se sono precari, disoccupati, di una classe sociale subalterna.

E' una sfida a cambiare le logiche del sistema capitalistico nella sua fase globalizzata e decadente, iniziare ad apprendere le forme di un nuovo modello organizzativo e collaborativo, così come i processi storici ce li stanno fornendo, con termini quali "social", "sharing", "peering", "wiki", "open source".
Se questo non verrà permesso a noi e ad altri milioni come noi, allora vorrà dire che il processo con cui questa società si evolverà sarà traumatico in maniera inevitabile.




Strategie Collaborative