20/01/201120 gen 2011
-59 Anche il microcredito fa spallucce......
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LoAd
alle
21:54
20/01/2011
Alcuni giorni fa ho provato a contattare telefonicamente la società Per Micro, che si occupa di microcredito sociale, che opera come micro venture capitalist nei confronti di chi abbia progetti in particolare a carattere sociale.
Mi ha risposto una operatrice sicura, precisa e rapida.
La chiamata è stata grosso modo, un seguirsi di presentazioni, "Buonasera siamo Permicro in cosa possisamo esserLe utile"?, "Buonasera sono Walter Giacovelli" chiamo perchè sarei interessato a una delle vostre forme di credito a progetti a carattere sociale.
"Lei da dove chiama?", "Da Taranto in Puglia"...silenzio 3 secondi...mmmh nmmmhh "Mi spiace ma il servizio non è ancora coperto nel Suo territorio"....
Allora io colgo la palla al balzo dicendo, bene potrebbe essere un'ottima occasione per introdurlo in Puglia, conosco amici e persone che collaborano anche col nostro progetto esperte di fundraising e di credito sociale, potrebbero essere degli advisor per la Vostra espansione...
"mmmmmmhhhmmhh si in effetti, ci invii un'email Le faremo sapere....."
L'email l'ho mandata 5 giorni fa, ma ancora non ho avuto risposta, credo che non siano interessati quindi ad espandere il servizio in Puglia :-(
Per fortuna che poi 3 giorni dopo ho avuto un'idea di fundraising, adesso la svilupperò, sono sempre più convinto che le soluzioni me le devo creare da me in questo stato di cose...
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11 gen 2011
Sull'emergenza rifiuti, la risposta è ..Rifiutiamo questo Sistema..
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LoAd
alle
11:25
11/01/2011
(clicca sul countdown per andare al primo post da cui è scaturito)
Taranto rappresenta come il sistema capitalistico in Europa (e conseguentemente a livello internazionale) sia arrivato ormai al collasso, ha creato debito con prodotti finanziari (Boc e swap che le banche hanno concesso al Comune, ben consapevoli che avrebbero indebitato ulteriormente le casse comunali), questo è stato funzionale per costringere a svendere altre porzioni di territorio e aggredire le risorse naturali, non rispetta nemmeno le stesse regole che si è dato, si concede libertà di inquinare, degenera il lavoro a mobilità e disoccupazione, ma a queste emergenze continue (occupazione, ambiente, salute) si contrappone una società che sta Emergendo!
- Si sta formando un'intelligenza collettiva in grado di scambiarsi informazioni, accedere a a dati, in grado di elaborare analisi, si percepisce senza futuro e pensa di avere come unica possibilità quello di costruirselo, sia con la lotta, impedendo o rallentando il processo di aggressione, verso il lavoro, le risorse pubbliche e naturali del territorio che viene mercificato e diviene funzionale al processo di accumulazione capitalistica sempre più in affanno; sia autorganizzandosi a livello sociale ed economico, elaborando proposte per ridisegnare una società diversa, consapevoli che in un Villaggio Globale interconnesso, le soluzioni locali devono essere messe in rete e collegate con altre realtà affini in Italia e all'estero.
Taranto rappresenta uno dei punti di massima espressione dell'aggressività del sistema capitalistico avanzato in Occidente, che ha vissuto per anni una rendita di posizione legata a risorse materiali e finanziarie estorte ai 3/4 del pianeta.
La concentrazione di interessi nazionali e internazionali su Taranto è spaventosa:
Interessi geostrategici militari, produzione e passaggio di imponenti gasdotti, raffinerie di petrolio, produzione di acciaio, di energia, grandi impianti fotovoltaici disseminati nel territorio e senza alcun vincolo ambientale, piastra logistica intermodale delle merci provenienti dal Sud Est asiatico per l'Europa, cave ancora attive ed operanti che diventano discariche finito il loro ciclo, per accogliere le merci che arriveranno nelle piastre logistiche che si trasformeranno in rifiuti anch'essi finito il loro ciclo.
Interessi geostrategici militari, produzione e passaggio di imponenti gasdotti, raffinerie di petrolio, produzione di acciaio, di energia, grandi impianti fotovoltaici disseminati nel territorio e senza alcun vincolo ambientale, piastra logistica intermodale delle merci provenienti dal Sud Est asiatico per l'Europa, cave ancora attive ed operanti che diventano discariche finito il loro ciclo, per accogliere le merci che arriveranno nelle piastre logistiche che si trasformeranno in rifiuti anch'essi finito il loro ciclo.
I processi di delocalizzazione, resi possibili dall'invenzione del microprocessore negli anni '70 hanno allungato il ciclo di vita di questo sistema, ma non ne hanno eliminato le sue contraddizioni, sia in termini di accumulazione dei profitti, sia in termini di attacco alle condizioni del lavoro che è diventato sempre più precario quì e nei luoghi dove è stato delocalizzato. Il lavoratore è praticamente tenuto in schiavitù, riproponendo scenari di schiavismo che sono la peggiore condanna verso l'ipocrisia di chi legittima questo stato di cose.
Ma come avviene spesso in natura ad una forza si genera una forza uguale e contraria, per cui l'estrema delocalizzazione e parcellizzazione delle unità produttive e la mobilità della forza lavoro, sta facendo emergere nuove unità produttive autorganizzate, collegate in rete tra di loro, in grado di operare a livello territoriale ma con una consapevolezza globale e in rete, come è già avvenuto per il sistema operativo Linux e Wikipedia, sistemi nei quali l'intelligenza collettiva ha fatto emergere un modello organizzativo ed economico efficiente e funzionante, su scala internazionale.
Il prossimo passo sarà trasferire questa capacità organizzativa ed economica sul piano della produzione di servizi e beni per il territorio, in tante unità decentrate e interconnesse tra loro, in grado di produrre beni di prima necessità, beni di utilizzo e servizi secondo nuove logiche, secondo nuovi modelli di efficienza e resa sociale, inizialmente probabilmente con una visione localistica ma che interconnettendosi in rete con altre unità organizzative e produttive seguirà il modello già evidenziatosi con Linux e Wikipedia.
Allora noi a Taranto abbiamo un compito storico ed epocale probabilmente,
O scegliere di accettare di divenire la manifestazione del punto più basso e selvaggio che il Sistema Capitalistico riserva al territorio e ai suoi abitanti, soprattutto lavoratori, precari, disoccupati e studenti, che sta intaccando Taranto ma poi passerà inevitabilmente ad altri territori nazionali ed internazionali che hanno condiviso la stessa sorte di indebitamento ed assenza di prospettive socio economiche.
E ne avremo tutti la responsabilità politica, sociale e storica!
O prendere atto con determinazione e coscienza dei processi in atto che colpiscono il nostro territorio e determinano la linea di sviluppo del nostro futuro, fermarli o quantomeno cercare di rallentarli e rendere sempre più difficile e costoso in termini economici questi tentativi subdoli e antisociali di imporre scellerate scelte socio-economiche ai danni del territorio e dei suoi abitanti.
Ed in parallelo organizzarsi in unità di produzione territoriale di beni e servizi, strettamente collegati e interconnessi col territorio, per come stanno emergendo a livello internazionale, in grado di operare sull'approvvigionamento dei prodotti di prima necessità direttamente dal territorio, questo per creare una risposta concreta alla Grande Distribuzione che condiziona e impone un certo modello di sviluppo.
Per cui è necessario anche avanzare sulle bonifiche, sulla produzione di forme di energia, ma in piccole unità produttive non impattanti col territorio, l'energia deve essere decentrata e distribuita e questo è già possibile ora e non controllata da pochi e grandi gruppi monopolistici.
I servizi devono poter creare interazioni socializzanti, trasformare molti di quelli che ora consideriamo merci o beni di proprietà in servizi per la collettività.
Partendo quindi dai rifiuti, cioè il ciclo finale di accumulazione delle merci nella società, per rimettere in discussione e ridisegnare non solo il servizio secondo un processo di Rifiuti Zero, ma in generale per contrastare un sistema economico che oramai è in grado di dare solo Futuro Zero.
Iniziare a ridisegnare processi sociali in merito a:
- Ciclo integrato dei rifiuti (Rifiuti zero) , partendo a valle dalla riprogettazione dell'erogazione dei servizi e dei beni, per arrivare nel giro di anni all'obiettivo di rifiuti zero, ovvero un rapporto armonico con le risorse del territorio e loro utilizzo più efficace e naturale.
- Energia, pulita ed in unità decentrate, nelle diverse forme già disponibili e che l'innovazione tecnologica apporterà.
- Agroalimentare, filiera corta e gruppi di acquisto solidale, che favoriscano e facilitino il processo di produzione di materie prime alimentari e loro distribuzione nel territorio mediante gruppi autorganizzati.
- Progettazione e autoproduzione di beni materiali e immateriali (servizi), forniti dal territorio per gli abitanti del territorio, in base alle evoluzioni tecnologiche in atto e sempre più economiche nei prossimi anni. Oltre all'allungamento del ciclo di vita delle merci prodotte mediante tecnologie aperte e condivise.
Partendo quindi dai rifiuti, cioè il ciclo finale di accumulazione delle merci nella società, per rimettere in discussione e ridisegnare non solo il servizio secondo un processo di Rifiuti Zero, ma in generale per contrastare un sistema economico che oramai è in grado di dare solo Futuro Zero.
Iniziare a ridisegnare processi sociali in merito a:
- Ciclo integrato dei rifiuti (Rifiuti zero) , partendo a valle dalla riprogettazione dell'erogazione dei servizi e dei beni, per arrivare nel giro di anni all'obiettivo di rifiuti zero, ovvero un rapporto armonico con le risorse del territorio e loro utilizzo più efficace e naturale.
- Energia, pulita ed in unità decentrate, nelle diverse forme già disponibili e che l'innovazione tecnologica apporterà.
- Agroalimentare, filiera corta e gruppi di acquisto solidale, che favoriscano e facilitino il processo di produzione di materie prime alimentari e loro distribuzione nel territorio mediante gruppi autorganizzati.
- Progettazione e autoproduzione di beni materiali e immateriali (servizi), forniti dal territorio per gli abitanti del territorio, in base alle evoluzioni tecnologiche in atto e sempre più economiche nei prossimi anni. Oltre all'allungamento del ciclo di vita delle merci prodotte mediante tecnologie aperte e condivise.
- Il trasporto in treno è un servizio (certamente migliorabile, da riprogettare per il territorio e col territorio), il trasporto collettivo in bus, tram, metro è migliorabile, da riprogettare anch'essi col territorio e per il territorio.
Ma è l'auto l'anello debole della catena, decenni di propaganda consumistica hanno portato soprattutto in Italia, a considerare l'auto come uno status symbol, un feticcio da adorare come un totem, mentre l'auto non è niente altro che un mezzo che eroga un servizio, di collegamento verso tratte distanti e difficilmente interconnesse da servizi pubblici.
Per cui il processo deve facilitare forme di car sharing e car pooling in cui nel primo caso l'auto diviene un servizio che possa essere ripartito per unità di tempo tra più utenti in maniera asincrona (in differenti momenti temporali) e in parallelo favorire il car pooling ovvero auto private che facciano tratte in comune condivise con più persone.
O invertiamo il processo da Taranto o il destino dell'Europa sarà stato già scritto a Taranto, stiamo proponendo le soluzioni per come emergono a livello internazionale e secondo processi autorganizzativi, se questo non verrà accettato o ascoltato è inevitabile che si sarà scelto uno scontro traumatico tra un Sistema economico che vuole avvantaggiare pochi gruppi di interesse e un sistema che mette in condivisione le risorse e fa emergere le migliori soluzioni a beneficio di tutta la comunità.
Non abbiamo che da perdere le nostre catene, per un territorio e una società
di Produttori liberamente associati.
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5 gen 2011
- 76 "Emergenza Rifiuti" che arriva a Taranto.
Pubblicato da
LoAd
alle
00:27
04/12/2010
(clicca sul countdown per andare al primo post da cui è scaturito)
L'ambiente in cui si muove LoAd, è fatto di relazioni collaborative, processi socio-economici che emergono e che si autorganizzano, generando soluzioni a volte sperimentali, pioneristiche e talvolta anche innovative, come quelle che seguo nell'ambito di Kublai e del Peeripato, che sono in prima linea con me a seguire soprattutto come possano attivarsi processi sociali ed economici, in una realtà martoriata dalla disoccupazione, dal precariato e da studenti che si troveranno a breve a una di queste due scelte con molta probabilità, aggravate dal dissesto economico ed ambientale.
Nelle tematiche ambientali ed in particolare in quest'ultima legata "all'emergenza rifiuti" dalla Campania, che guarda caso riguarderà 3 discariche del territorio di Taranto, nell'operazione Solidarietà verso la Campania lanciata dalla Regione Puglia; Nel sito di Solidarietà verso la Campania, ci sono dati e atti sicuramente non sufficienti, parametri di misurazioni, metodi di rilevamento, che non possono essere sottovalutati, specie in ragione di categorie di rifiuti speciali che necessitano la massima attenzione e meticolosità di controlli.
Diverse istanze di cittadini differenti che sono solo la punta di un iceberg di insoddisfazione nei confronti sia degli amministratori della Pubblica Amministrazione a vari livelli, che di un modello e concezione di sviluppo economico, fatto per agevolare gli interessi di poche lobby imprenditoriali e finanziarie, a scapito delle risorse comuni, che in realtà sono ad uso e consumo delle stesse.
Lo stesso ha determinato e sta facendo del territorio, la cloaca d'Europa, per cui è necessario non solo arginare e fermare questi modelli che incidono negativamente sulla comunità, ma la stessa deve iniziare a riprogettare nuovi modelli e forme di sviluppo, che vadano in un' altra direzione, fatta di capacità di autoprodurre sia beni materiali e che immateriali (servizi), i quali spontaneamente si associano, creando reti di valore, paritarie, non gerarchiche e mutualistiche; attente nei confronti dell'ambiente e delle risorse comuni o che dovrebbero essere considerate tali.
Questo è il Comunicato Stampa della Conferenza dei Servizi avvenuta oggi.
4 gennaio 2011
La mobilitazione di lunedi 3 gennaio 2011 davanti ai cancelli della discarica Italcave di Statte ha rappresentato un importante momento di partecipazione attiva da parte di numerosi cittadini.
Il blocco per cinque ore consecutive dei Tir provenienti dalla Campania è stato un atto concreto per dire NO alla gestione dei rifiuti mediante discariche, per denunciare controlli approssimativi sulla qualità dei rifiuti che giungono nelle discariche esistenti sul nostro territorio, per contrastare il loro ampliamento e per l’effettuazione di idonei carotaggi all’interno delle discariche.
Il presidio, oltre ad aver consegnato una prima importante vittoria ai manifestanti, è stato anche l’occasione per avanzare una immediata richiesta: il trasferimento del ‘tavolo tecnico’ sull’operazione ‘solidarietà Campania’ dalla sede di Bari alla sede di Taranto con discussione della stessa in presenza di una delegazione di cittadini. La richiesta è stata avanzata in Regione per intermediazione di un parlamentare presente al presidio che, dopo accordi verbali intercorsi con assessori, alla presenza di cittadini e giornalisti, ha confermato l’accoglimento della richiesta.
Oggi, 4 gennaio 2011, questa richiesta è stata disattesa. Nostro malgrado siamo costretti a confermare la nostra diffidenza nei confronti delle Istituzioni poiché la presenza di una delegazione di cittadini in sede di discussione non è stata ammessa.
Di fronte ad una pretestuosa giustificazione che chiama in causa le ‘ragioni di Stato’ non possiamo che mostrare sconcerto poiché, mentre democraticamente i cittadini sono stati disponibili al dialogo e largamente propositivi, come dimostrato nel corso della conferenza pubblica che ha preceduto il ‘tavolo tecnico’, in maniera non altrettanto democratica sono stati invece esclusi da un tavolo di confronto ufficiale. Pertanto, rigettiamo l’invito di una nostra partecipazione solo a conclusione della discussione svoltasi a ‘porte chiuse’ ritenendolo non pertinente, irrispettoso e strumentale al fine di avallare posizioni già concordate in nostra assenza.
Ancora una volta i rappresentanti istituzionali hanno perso un’occasione: acquisire credibilità e fiducia di fronte alla cittadinanza. Avremmo voluto sbagliarci ma grazie alla nostra determinazione è emerso un grave dato di fatto: non esiste alcuna volontà di includere ufficialmente i cittadini nei processi decisionali che riguardano la sicurezza pubblica.
Ne prendiamo atto ed aggiungiamo che non ci fermeremo.
Consapevoli che si tratta di una lunga battaglia, invitiamo, ogni cittadino a contribuire alla tutela dei nostri diritti, della nostra salute e del nostro territorio partecipando alla prossima Assemblea che si terrà in via Arco Paisiello G18, domenica 9 gennaio alle ore 17.00, in città vecchia a Taranto.
Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione
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31 dic 2010
- 80 Credito cooperativo di San Marzano..e quell'amaro in bocca.
Pubblicato da
LoAd
alle
22:00
31/12/2010
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Un paio di giorni fa, per continuare il mio tour nei confronti di istituti di credito, per poter finanziare i miei progetti, mi sono recato presso gli sportelli della banca di Credito Cooperativo di San Marzano (Ta), filiale di Taranto. Da poco aperta e strettamente collegata alla camera di commercio di Taranto, per lo meno il contatto con aspetti della vita reale ancora dovrebbe esserci.
Espongo subito le mie richieste, 35 mila euro per avviare, una piattaforma web, almeno nel primo step, che possa già essere autosostenibile economicamente, al centro di un vero e proprio sistema di Start up, associazioni, centri di ricerca, integrazione di servizi per Puglia e Basilicata e non solo.
Le referenze si possono leggere sul documento progettuale che porto in dote, corredato di alcune mappe concettuali, che in realtà mi rendono più uno shamano di servizi web 2.0 e di nuova concezione, che non un soggetto a cui dare soldi.
Come mi riuscì alcuni anni fa, accompagnando un mio amico di origine siciliana, che a Bologna voleva aprire una ditta di edilizia, entrammo in una filiale di una banca (credo Unicredit), io vestito da improbabile impresario di basso profilo e lui praticamente con gli abiti di lavoro, cioè sporchi con chiazze di calce, cemento e silicone.
Bene non fu difficile convincerli a prestarci, praticamente senza molte garanzie se non l'apparenza di lavorare in un settore redditizio e certo come quello dell'edilizia nella "opulenta" Emilia.
Gli bastò accentuare il suo accento siciliano, che probabilmente nella mente del promotore bancario rappresentava certezze di subforniture di appalto, una persona come me che scimmiottava la figura dell'avvocato-contabile-ragioniere-impresario-fac totum che si potrebbe trovare in qualche romanzo di fine '800 nell'Italia che fu, ma che forse c'è ancora...e 10 mila euro per materiali e comprare un camioncino usato arrivarono.
Questa volta però, le referenze di collaborazioni, con DPS, Politecnico di Bari, Tecnopolis, Arti, Bollenti Spiriti, Visioni Urbane, Kublai, Invitalia, ICS carsharing Italia, Cart srl, un database con 7000 aziende e 1500 portali, 15 start up e attività oltre la metà delle quali già attive e funzionanti, evidentemente non sono state sufficienti.

Paradosso 1.
Non essendo un lavoratore dipendente, ma ovviamente una ditta individuale/freelance, chiaramente non dispongo di busta paga o garante del rapporto di lavoro, per cui potrei avere contratti a 1-2 anni, al massimo di collaborazione.
Bene potrei avere un prestito in questo caso solo se: estinguessi il prestito nella durata del periodo del contratto. Esempio contratto di 20-30 mila euro biennale, dovrei estinguere il debito in 2 anni, in pratica consegnare loro il lavoro di due anni, e sopravvivere alla meglio, per un prestito di quella entità!
Paradosso 2.
Nel caso trovassi un garante, come ad esempio potrebbe essere mio fratello, che crede nei miei progetti, da sempre, che lo facesse con un bene immobile (visto che è in un certo senso un freelance anche lui), del valore diciamo di 120 mila euro, bene questo immobile essendo di un valore molto superiore rispetto all'entità del credito, esporrebbe la banca al rischio, che qualora il beneficiario del credito (cioè io) non pagasse, la banca non potrebbe sottrarre un immobile di un valore così superiore, per cui con un 'ipoteca così alta, risulterebbe paradossalmente poco garantita!
Mi piacerebbe poter arrivare a proporre alla banca in questione, l'idea di sviluppare un servizio per il 50% degli italiani sotto i 40 anni che si trova nelle mie condizioni e sviluppare servizi di valore per il territorio, ne ho accennato già qui, ma devo prima pensare allo step 1, ovvero riuscire ad avere i 35 mila euro, senza dover impegnare un rene.
Mi congedo dandomi appuntamento, col gentile giovane direttore di filiale, per l'anno nuovo, ci scambiamo gli auguri e mi ricorda che è importante stabilire buone relazioni, già proprio vero, LoAd Strategie Collaborative ha proprio questo come missione, ma evidentemente non ha visto i grafi delle relazioni di LoAd e non le deve aver mai confrontate con quelle delle realtà a cui in passato hanno dato credito.
Me ne vado un pò speranzoso e un pò con l'amaro in bocca, proprio come il liquore San Marzano, dell'omonima banca.
28 dic 2010
- 82 ...E mi sovviene un'idea per cambiare l'accesso al credito - diario di bordo
Pubblicato da
LoAd
alle
11:46
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Il post che segue, è parte di una discussione sul gruppo progettuale Fund For Culture in Kublai, sul quale ero già intervenuto postando una mappa concettuale per strutturare un possibile servizio complesso e articolato di crowdfunding, insieme al team di sviluppo, che ha aderito al Peeripato.
In questa discussione mi spingo a integrare in quella mappa, un ipotetico servizio di funding di prossimità legato a conti correnti associati a un progetto.
La discussione parte da questa considerazione qui.
La politica media su dei processi economici, per cui quello che vediamo sono l'effetto di processi economici che ne sono la causa, da riforme sull'istruzione, a riforme sul lavoro, allo smaltimento di rifiuti o altro nascondono interessi economici che cercano più o meno un consenso o la costruzione dello stesso mediante la politica, per cui è solo provocatorio pensare a una costruzione di consenso utilizzando denaro dal popolo vs denaro di chi detiene il "vapore" o gli interessi economici.
Se rimaniamo in tema di Funding, diciamo che il vero potere del
funding e di quello che Alberto dice citando Shirky è la capacità di
creare gruppi su internet..bene questa capacità si può e si deve
tradurre in servizi mediati con alcune banche, capacità di spostare
conti correnti verso quelle banche (crediti cooperativi, banche
popolari, banche etiche, piattaforme di prestiti in peering, ecc) che
permettano a fronte di capacità che ogni progettista ha di spostare
conti correnti di amici e parenti su piattaforme che accettino di
riservare e monetizzare questo servizio di advisoring a favore del
progetto. Questo si tradurrebbe in un servizio di finanza e di credito
di prossimità, in cui se credo nel progetto del mio amico mi basta
spostare il mio conto corrente verso l'istituto che si impegna a
riconoscere una quota di "advisoring" al suo progetto anzichè al suo
promotore finanziario.
In questo modo inizi a scardinare i meccanismi delle banche che
finanziano solo il consumo e non chi vuole investire in progetti (spesso
non associato a lavoro dipendente, del resto è ovvio che se vuoi
realizzare un progetto non vuoi essere dipendente, quindi è un
meccanismo perverso da cambiare). Le banche che accettano questo meccanismo avranno nuovi conti
correnti e saranno un punto di riferimento nei confronti di processi
aggregativi, etici e di progettualità legati a quei conti correnti.
I progettisti leva iniziale di questo meccanismo, con delle revenue
al proprio progetto, legate alla capacità di spostare conti correnti su
tali banche potranno iniziare a creare progettualità nuova, libera
indipendente.
Queste nuove opportunità economiche e progettuali, si tradurranno in
nuovi servizi, nuove logiche di affrontare i problemi sociali con
servizi innovativi e la politica in genere deve prendere sempre atto
delle innovazioni sociali in atto, anche quella corrotta!
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24 dic 2010
Comunque un brindisi a quello che più vi sta a cuore...
Pubblicato da
LoAd
alle
23:55
(clicca sul countdown per andare al primo post da cui è scaturito)
Facciamo così, imbandisco un buffet self service in cui ci metto degli "auguri" per chi se li vuole prendere, dei "non auguri" per chi non vuole riceverli e dei cassetti con dentro i vostri sogni per chi li vuole aprire...In ogni caso brindiamo assieme ...con questo video
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20 dic 2010
- 90 Richiesta di accesso al credito da Bancoposte Spa - Diario di bordo
Pubblicato da
LoAd
alle
18:03
(clicca sul countdown per andare al primo post da cui è scaturito)
Avvertenza: questo racconto si basa su fatti reali, in ogni caso è la libera interpretazione di un cliente che ha chiesto un servizio, non può e non deve essere preso come valutazione economica e professionale di un servizio creditizio al cittadino.
Oggi mi sono recato presso la mia banca, Bancoposta, a cui 7 anni fa ho voluto dare fiducia, credendo nel loro piano di ammodernamento e ristrutturazione, una banca di prossimità legata al territorio, vicino alle esigenze dei giovani, non solo a quelle dei pensionati che come mia nonna di 93 anni si recano come un rito ogni mese a incassare la pensione.
Ho parlato con 2 responsabili dell'area commerciale, è stata la seconda volta in 7 anni, la prima era avvenuta per un cambio di residenza avvenuto in 3 anni di domiciliazione della posta, compresa quella relativa alle loro comunicazioni.
Subito ho chiarito le mie esigenze, mi servono 30-35 mila euro per avviare una piattaforma web che sia al centro di vari progetti alcuni di questi già attivi, ed altri in attesa di implementazione.
Senza chiedere ulteriori informazioni su che genere di servizi erogassi e intendessi implementare mi sento chiedere se avessi dei garanti...a cui ho risposto, il prestito è per la mia ditta e garantisco io (non posso farlo con un rene, ma volendo ci si poteva mettere d'accordo!).
Evidentemente se non sei un lavoratore dipendente o pensionato, il Bancoposta necessita di garanti, se hai una ditta e non disponi di un contratto a tempo indeterminato. Il punto è che il mondo è un tantino cambiato rispetto a quando venne istituito il credito da loro concesso, visto che ormai il 50% e più degli under 40 non dispone di un contratto a tempo indeterminato.
In ogni caso sollevo due dubbi, il primo è ma voi se un lavoratore è a tempo indeterminato vi accontate quindi della garanzia della sua azienda...cioè date per scontato che per un tempo X questa azienda vada bene, non licenzi, non metta in cassa integrazione o altro, cosa che non è realistica nella moderna economia (purtroppo!).
Seconda cosa, ammettiamo che venga l'imprenditore di successo dell'azienda X da voi, e vi dica, voglio un prestito, be chi è il suo garante?
Il suo reddito mi sento rispondere, ovvero lo stato di salute della sua Azienda.
In pratica per erogare un prestito di media entità ad un libero professionista o imprenditore, si baserebbero sul gettito fiscale dell'azienda, ma immagino senza utilizzare sofisticati servizi di rating finanziario, quelli non vengono utilizzati nemmeno a volte per i grossi prestiti a grosse società, figuriamoci per un prestito di bassa entità diciamo sotto i 100 mila euro.
In pratica è un pò un fidarsi dei bilanci della società, senza poter in realtà verificare sia lo stato di esposizione reale e creditzio della stessa o eventuali debiti reali.....a questo punto mi chiedo si fidano di chi movimenta flussi di cassa e vedono solo i flussi senza la reale esposizione e non si fidano di chi ha idee, progetti, relazioni, asset intangibili, ma ha pochi flussi di cassa ma evidentemnete anche poche esposizioni debitorie.
Prima di congerdami ribadisco, sia per Poste Italiane che per Deutch Bank che è in realtà il vero ente creditizio che realizza crediti, che in quanto cliente affezionato da 7 anni, con i cui soldi depositati avranno generato interessi e profitti quindi, non mi sentivo soddisfatto dal loro servizio, che quindi a me e al 50% di under 40 in Italia come me non era utile e che fra una ventina di anni in cui in Italia i pensionati (eccetto mia nonna di 93 anni, fossero insomma trapassati), be il loro modello non avrebbe retto a lungo.
Gli faccio vedere col palmare al volo una piccola mappa, un sistema di crowdfunding che potrebbe colmare queste lacune appunto, un sistema di finanziamento relazionale, di amici e parenti a te prossimi che investono e credono nel tuo servizio, nel tuo progetto, che sarebbero disposti a concentrare i loro fondi in un deposito che possa aiutarti appunto e vicendevolmente farlo anche con loro.
Mi chiede uno dei supervisori, già ma che garanzie dareste? Intanto quella di condividere un'esperienza di progetto, sapere dove abita chi sto finanziando e lo "vado a trovare sotto casa", gli offro un caffè, posso lavorare con lui, realizzare già delle relazioni di valore, anzichè ora finanziare non so chi e non so cosa...
Mi guarda e mi dice mi hai fatto pensare a molte cose...
Già gli do gli auguri di buon anno, sapendo che non riceverò nemmeno un'agenda 2011quest'anno dal mio Bancoposta.
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